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Viticoltura biodinamica

Alcune caratteristiche principali della viticoltura biodinamica sono la produzione di un vino di qualità, il rispetto del terreno, l’avversione ai metodi di coltivazione tradizionale che fanno uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, per portare così nel calice non solo un gustoso vino profumato, ma anche un po’ di natura.

Viticoltura biodinamica

Viticoltura biodinamica: la storia

I principi basilari della biodinamica in viticoltura sono stati formulati negli anni Venti del Novecento da Rudolf Steiner, l’agronomo austriaco che contribuì a portare un grande rinnovamento nel mondo della antroposofia, un percorso di conoscenza per guidare lo spirito di ogni uomo alla scoperta dello spirito dell’universo.

Un gruppo di agricoltori si rivolse a Steiner in quanto i loro campi diventavano sempre più sterili dopo l’applicazione dei più moderni metodi di coltivazione che prevedevano l’uso di concime chimico.

Ecco allora che una delle soluzioni proposte fu quella di rispettare e preservare la salute del terreno e utilizzare concimi naturali al posto dei nocivi concimi chimici, a favore anche di una visione globale della terra che la colloca all’interno dell’universo e in armonia con le fasi lunari e i cicli cosmici.

Principi della biodinamica

La biodinamica si basa su tre principi base che sono:

-preservare la fertilità del terreno;

-fare in modo che le piante crescano sane cosicché possano resistere all’eventuale attacco di parassiti e alle malattie;

-produrre alimenti che siano di qualità.

La terra, infatti, va considerata come un organismo vivente che assimila, metabolizza e poi è in grado di trasformare tutti gli elementi che sono già presenti in natura; con la coltivazione l’uomo deve pertanto lavorare il terreno non attraverso metodi invasivi, ma traendo beneficio dalla naturale fertilità della stessa terra che per tanti anni è stata oggetto di sfruttamento indiscriminato con pesticidi e concimi chimici.

Tecniche della viticoltura biodinamica

Quali sono allora i metodi principali di lavorazione del terreno per quanto riguarda la viticoltura biodinamica? Ecco alcune tecniche di lavorazione più frequenti:

-non sono utilizzati pesticidi o fertilizzanti chimici;

-per proteggere le viti vengono impiegati zolfo di origine non petrolifera ma di origine minerale e solfato di rame e calce;

-le erbe spontanee vengono estirpate manualmente o tramite mezzo meccanico;

-i terreni, così lavorati, risultano ricchi di humus quindi spesso non sono utilizzati nemmeno concimi naturali.

In questo modo si lavora la terra nel rispetto totale della natura e a trarne beneficio così non è solo la salute della natura, ma anche quella dell’uomo.

Identikit del viticoltore biodinamico

Quali sono le caratteristiche di un viticoltore biodinamico rispetto a un viticoltore tradizionale? Se si volesse tracciare una sorta di identikit, senz’altro tra le caratteristiche principali ci sarebbero quello di avere come obiettivo una produzione di qualità e non di quantità, una dimensione e produzione aziendale quindi ridotta, un’estensione più contenuta dei terreni destinati alla viticoltura, una concezione armonica e globale di tutto il ciclo produttivo, un’impronta molto personale di tutto il ciclo produttivo e, in particolare, un’avversione verso quella che è considerata una sorta di omologazione produttiva dei vari tipi di vini.

Riferimento per l’approfondimento 

Viticoltura biodinamica

Sito dove trovare informazioni su vini biodinamici e le novità su fiere ed eventi di settore.

www.viticolturabiodinamica.it 

Libri

Joly Nicolas, “La vigna, il vino e la biodinamica”, Editore Slow Food.

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