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Biodiversità alimentare

Se per la sopravvivenza degli ecosistemi il mantenimento della biodiversità è un fattore irrinunciabile, molto meno viene posto l’accento sul concetto di biodiversità alimentare. Come influenza la nostra esistenza, e quella delle generazioni che verranno dopo la nostra? Potrete scoprirlo in questo approfondimento.

Che cos'è la biodiversità alimentare?

Cos’è la biodiversità, e perché quella alimentare è importante

Nonostante oggi sia molto utilizzato, il termine “biodiversità” si diffuse nel mondo scientifico solamente nel 1988, quando l’entomologo e naturalista Edward Wilson lo utilizzò all’interno di una pubblicazione. Il significato che sta alla sua base è molto semplice: si tratta della diversità biologica che si riscontra sul pianeta, che va dai livelli complessi (ovvero i diversi ecosistemi presenti) a quelli basilari (variabilità genetica), passando per la diversità tra specie animali, vegetali e di altri regni. E tutti questi fattori interagiscono strettamente tra loro, influenzandosi ed evolvendosi senza sosta.

Ogni specie è dunque fondamentale per la sopravvivenza delle altre, e conservarle tutte deve essere una priorità per l’uomo e per le generazioni future: ma lo stesso vale anche per le piante e gli animali che costituiscono la nostra alimentazione ed è proprio qui che entra in gioco il concetto di biodiversità alimentare.

Le minacce alla biodiversità alimentare

L’agricoltura, la pesca e la zootecnia moderne stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza della biodiversità, così come quella dei piccoli produttori tradizionali che agendo nel rispetto degli ecosistemi sono considerati dei veri e propri “custodi” del pianeta.

Ma non sono solamente fauna e flora selvatiche ad essere minacciate di estinzione: secondo le stime della FAO, tre varietà di piante commestibili su quattro oggi non esistono più sul pianeta. Il 60% dell’alimentazione mondiale è basata su tre soli vegetali, ovvero riso, mais e frumento, dei quali un tempo esistevano centinaia, forse migliaia di varietà selezionate dall’uomo per la loro adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche. Oggi, la stragrande maggioranza di questi cereali è rappresentata da ibridi i cui brevetti sono detenuti dalle multinazionali: tutto il contrario, insomma, della biodiversità alimentare che c’era una volta.

Perché dalla protezione della biodiversità alimentare dipende il nostro futuro

Immaginiamo che una mutazione genetica crei improvvisamente una malattia resistente ai moderni trattamenti fitosanitari. Gli agricoltori non avrebbero più la possibilità di difendere le proprie colture con i mezzi convenzionali, e ne deriverebbe la loro completa distruzione perché sono tutte “uguali” tra loro. Al contrario, in presenza di una elevata biodiversità alimentare tra le tante varietà esistenti qualcuna in grado di resistere a simili attacchi sarebbe sicuramente presente, e in grado di essere utilizzata come fonte alimentare in sostituzione delle altre.

Ecco perché la preservazione delle varietà tradizionali di cereali, frutta, verdura, ma anche di razze di animali domestici non deve essere considerata una mera speculazione filosofica o etica, bensì l’unico modo per preservare la nostra sopravvivenza e tutelare un patrimonio che appartiene all’umanità. A questo punto bisogna solamente agire e, per dirla secondo le parole di Slow Food, “non dobbiamo piangere su ciò che abbiamo perso, ma concentrarci su quello che ancora possiamo salvare”.

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