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Legature delle piante

Una volta posizionati i tutori destinati a offrire un solido sostegno alle vostre piante, dovrete procedere a posizionare un sistema di fissaggio che li tenga ovviamente uniti; generalmente per questo scopo si usano dei fili, detti legacci o “legature”, che possono essere di vari materiali. Naturalmente ogni tipologia di pianta ha le sue preferenze in questo campo e ogni materiale ha pro e contro. Vediamoli insieme in questa guida.

Legature delle piante

Legacci e legature per le piante

Sono diverse le tipologie di legacci che si possono impiegare per fissare le piante ai loro tutori, realizzati con diversi materiali come ad esempio gomma, plastica, acciaio inox, acciaio plastificato o rafia. I legacci in gomma sono resistenti ed elastici e sono preferibili quando si richiede un adattamento alla crescita della pianta.

Quelli in metallo o in plastica non sono invece in grado di dilatarsi, perciò sono solitamente impiegati per piante legnose il cui diametro non è destinato ad ingrossarsi di molto. Un tipologia di legatura molto diffusa impiegata è quella incrociata che va a formare un “otto”, e molto pratici sono i legacci metallici “ad occhiello” dove è possibile far passare i fusti delle piante ed agganciare il sostegno al filo.

Legatura delle specie erbacee

Le piante erbacee sia perenni che annuali, per loro natura, possiedono fusti deboli perché non lignificati e spesso accade che possano afflosciarsi e piegarsi, arrivando anche a spezzarsi in caso di pioggia o vento non eccessivamente forti. I sostegni che si possono impiegare per queste piante sono ad esempio dei rametti di nocciolo o delle stecche di bambù da conficcare nel terreno.

La soluzione migliore è quella di disporre più sostegni attorno alla pianta, in modo tale da legare la chioma in diversi punti creando così un effetto “naturale”.

La stagione ideale per effettuare le legature ai sostegni è la primavera, all’incirca intorno al mese di aprile, quando le piante iniziano a crescere e il ritmo di sviluppo dei germogli è elevato. Man mano che i nuovi fusti crescono è necessario legarli ai sostegni.

Nei primi tempi l’effetto estetico non sarà dei migliori, dal momento che i tutori rimangono visibili; man mano che la pianta produce nuovo fogliame questi verranno ricoperti dalla vegetazione scomparendo alla vista. Questo vale naturalmente per le piante folte, cespugliose e dal fogliame denso; nel caso di specie dalla crescita più “lineare” è bene scegliere tutori dal colore quanto più mimetico e dal diametro ridotto.

La scelta del tutore ideale non deve solo tenere conto dell’aspetto estetico del giardino, ma anche dell’altezza finale che le piante sono in grado di raggiungere, e questo per evitare che sostegni troppo corti siano poi inservibili.

Solitamente si prediligono tutori le cui dimensioni siano di circa 15 centimetri inferiori all’altezza finale raggiungibile dalla pianta. È importante che le legature delle piante erbacee siano effettuate senza stringere eccessivamente i delicati fusti.

Legatura delle piante rampicanti

La tecnica di legatura più diffusa per le piante rampicanti è rappresentata dal classico graticciato, in metallo o in legno, che viene collocato in posizione verticale (tipicamente, a ridosso di un muro) e sul quale le piante vengono fatte crescere.

Questa struttura di sostegno deve distare dal muro retrostante almeno 5-7 centimetri per permettere alle piante di attorcigliarsi e, se necessario, è possibile indirizzare la crescita dei rami verso l’alto o verso zone del graticciato meno dense di vegetazione mediante apposite legature.

Le piante rampicanti, data la loro natura, sono le più facili da curare perché producono autonomamente strutture prensili come ad esempio cirri, viticci o radici aeree. Ciononostante la loro crescita va seguita
con attenzione dal momento che uno sviluppo eccessivo può risultare dannoso per le opere murarie, come ad esempio accade nel caso dell’edera.

Legatura delle specie arboree

Quando si mette a dimora un albero ornamentale nel proprio giardino (o un albero da frutto nell’orto) è importante fornire all’esemplare il corretto sostegno sin dall’inizio, per assicurare una crescita perfettamente verticale ed evitare che le radici possano disancorarsi a causa del vento o del cedimento del terreno.

Il sostegno per queste piante deve essere robusto e l’ideale è un palo di legno di castagno o pino del diametro di almeno 5-8 centimetri a seconda delle dimensioni della pianta. Prima della piantumazione dell’albero, il tutore va conficcato perfettamente perpendicolare al terreno e spinto in profondità con una mazza fino a che la punta non si trova ad una profondità di almeno 40 centimetri.

L’estremità superiore del palo, al contrario, deve rimanere circa all’altezza della prima diramazione della pianta. La legatura va effettuata con legacci di plastica, filo di ferro plastificato o appositi fermagli che mantengano la pianta alla distanza di almeno 5-6 centimetri dal tutore.

Il tutore deve essere lasciato in loco per un periodo di tempo che varia a seconda della velocità di crescita dell’albero; di solito si parla da un minimo di 2-4 anni durante i quali l’esemplare produrrà un apparato radicale solidamente ancorato al terreno. Quando ormai la radicazione è ottimale e la crescita perfettamente verticale è possibile rimuovere il tutore.

Legatura delle specie cespugliose

Solitamente le specie cespugliose non richiedono alcun tutore, ad eccezione di alcune piante dotate di un apparato radicale superficiale e poco esteso che non garantisce un adeguato sostegno.

È questo il caso, ad esempio, di piante come ginestre e cisti che devono essere legate mediante legacci plastificati ad una canna di bambù piantata nel terreno ad almeno una quarantina di centimetri di profondità. Le legature devono essere solide ma non troppo strette, per evitare di strozzare i fusti delle piante.

Legatura delle specie orticole

Alcune fra le varietà maggiormente coltivate negli orti, come ad esempio piselli, fagioli e fagiolini, sono rampicanti e necessitano perciò di strutture di sostegno. In questo caso i tutori sono di fondamentale importanza per evitare che la pianta assuma un portamento prostrato e per garantire una produzione costante e soddisfacente.

È consigliabile utilizzare paletti in bambù o rami di nocciolo da collocare equidistanziati fra loro, predisponendo un tutore per ciascuna pianta, oppure reti verticali a maglia larga da fissare a pali di sostegno.

Altre varietà orticole, come ad esempio zucchini, pomodori e pomodorini, non sono propriamente rampicanti ma comunque danno il meglio di sé quando vengono fatte crescere su supporti verticali. In questo caso sono senza dubbio preferibili dei paletti in bambù o in metallo (legati fra loro da fili orizzontali) ai quali le piante vanno legate man mano che si sviluppano, utilizzando preferibilmente dello spago da giardinaggio o del semplice filo di rafia.

La legatura delle piante dell’orto, oltre a garantirne una ottimale produttività, è inoltre indispensabile affinché gli spazi siano ben delimitati e si possano eseguire le operazioni colturali (innaffiatura, sarchiatura, diserbo…) in modo razionale. Gli ortaggi che rimangono sollevati dal terreno sono inoltre meno esposti a marciumi o attacchi di parassiti, e migliori da punto di vista igienico perché non sporchi di terreno.

Legatura delle piante da interno

Molte delle piante che vengono coltivate in casa a scopi ornamentali, come ad esempio filodendro, monstera o potos, necessitano di un tutore di sostegno. L’apparato radicale di ridotte dimensioni dovuto alla crescita in vaso fa sì che spesso la pianta non sia in grado di sostenersi da sola.

Per queste piante, oltre ai ‘classici’ tutori in legno o in bambù, una tipologia di sostegno molto diffusa è quella del tutore muschiato.

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