Trattore: trazione integrale

Come nel caso dei fuoristrada, anche per i trattori l’uso delle quattro ruote motrici, al posto delle classiche due, permette incredibili vantaggi su terreni difficili e accidentati. La prima trazione integrale fu introdotta su un trattore nel 1911 e da allora molta strada è stata fatta in questo campo, con innovazioni tecnologiche importanti. Oggi è molto diffusa sui trattori agricoli e in questo articolo scopriremo perchè e come viene impiegata.

Trattori a trazione integrale

La trazione integrale fu messa a punto per la prima volta su un trattore nel 1911 con il Pavesi – Tolotti, che era dotato di quattro ruote motrici tutte dello stesso diametro. Insieme al Massy – Harris del 1930, elaborato in maniera molto simile, essi costituirono i primi esempi di macchine agricole da lavoro dotate di questa tecnologia innovativa.

Fu invece merito dell’industria italiana SAME (che oggi fa parte del gruppo comprendente le case Same, Lamborghini, Hurlimann, Deutz) l’introduzione sul mercato del primo trattore a quattro ruote motrici con le due posteriori di diametro maggiore rispetto alle due ruote anteriori.

Trattore: trazione integrale

Perche la trazione integrale su un trattore

Un assale a 4 ruote motrici svolge essenzialmente le seguenti funzioni:

  • rende motrici la coppia di ruote anterioridireziona il trattore
  • distribuisce in modo ottimale il peso del trattore
  • aumenta la forza di trazione
  • incrementa la robustezza della parte anteriore del trattore
  • migliora sia la produttività che la dinamicità del trattore

L’albero di trasmissione centrale che aziona la coppia di ruote anteriori di una trattrice a 4 ruote motrici si trova sotto il blocco motore, in modo tale da risultare ben coperto e riparato ed è il gruppo motore – cambio che, a valle, gli fornisce il movimento.

Se nei primi modelli di trattori a quattro ruote motrici l’albero si trovava sul lato sinistro del veicolo, nelle moderne trattrici viene posto centralmente: gli svantaggi della posizione inizialmente assunta da questo organo comportavano una resa inferiore del mezzo e uno sbilanciamento globale nella distribuzione dei pesi, senza tralasciare le carenze in termini di sicurezza, dal momento che il non essere opportunamente coperto e protetto esponeva gli operatori al rischio di ferirsi.

Il pignone e la corona vanno a costituire la coppia conica che segue l’albero della motrice; vengono ulteriormente a seguire il differenziale anteriore col corrispondente dispositivo di bloccaggio, ed infine due semiassi insieme ad altrettanti giunti cardanici.

Il cosiddetto ”EFFETTO ANTICIPO” consiste nel dimensionare tutti i dispositivi, a partire dalla frizione o dalla coppia conica, i riduttori, ecc… , cosicché i mozzi anteriori risultino avere una velocità maggiore del 2-3% rispetto ai mozzi posteriori, ottenendo in questo modo un incremento della forza di trazione; questa tecnica è ovviamente applicata ai trattori con quattro ruote motrici.

È opportuno quindi montare soltanto pneumatici dalle dimensioni indicate sui libretti per l’uso e la manutenzione dalle case costruttrici, affinché venga garantita sia l’integrità che la duratura del trattore nel suo complesso.

La forza di trazione esercitata da un trattore è pari al peso che agisce sulle ruote, ovvero agli organi che trasmettono la potenza che deriva dal motore sul terreno. Per quantificare, consideriamo un trattore a 2 ruote motrici a semplice trazione pesante 4600 Kg: poiché il 65% circa del peso totale grave sull’assale posteriore, la forza di trazione esercitata sarà intorno ai 3000 Kg, ovvero il 65% di 4600 Kg. Nel caso invece di una trattrice dallo stesso peso totale (4600 Kg) ma a 4 ruote motrici, lo sforzo di trazione sarà pari al valore del peso del mezzo stesso, e cioè 4600 Kg.

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