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Azienda biologica

Cosa distingue un’azienda biologica da una che invece non lo è? Per capire le differenze tra le due tipologie di sistemi produttivi, e per scoprire in che modo vengono conseguite le certificazioni, potrete trovare in questa guida un condensato di informazioni utili.

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Agricoltura e allevamento di un’azienda biologica

Per esprimere il concetto con una definizione dell’IFOAM, l’agenzia che dal 1972 regolamenta le produzioni biologiche su scala internazionale, “L’agricoltura biologica è un sistema produttivo che promuove la salute dei terreni, degli ecosistemi e delle persone. (…) combina tradizione, innovazione e scienza allo scopo di beneficiare dell’ambiente comune, e di promuovere rapporti equi e una buona qualità della vita per tutti”.

Concimazione con prodotti naturali, rinuncia ai fitosanitari e ai fertilizzanti chimici, rotazione delle colture, controllo dei parassiti con predatori naturali: tutte queste, e molte altre ancora, sono le pratiche che contraddistinguono un’azienda biologica del settore agricolo da una tradizionale. Negli allevamenti biologici, poi, gli animali vengono nutriti con prodotti che derivano a loro volta dall’agricoltura di cui sopra, e in condizioni di vita rispettose del loro benessere (es. spazi aperti, rispetto dei ritmi giorno-notte, abolizione di decornificazione, taglio della coda e altre pratiche crudeli).

Come si diventa un’azienda biologica

Dal punto di vista normativo, i passaggi che un’attività produttiva deve seguire per conseguire il riconoscimento di azienda biologica sono numerosi. Semplificando molto si inizia dalla procedura di ammissione al sistema di controllo, che consiste nell’invio di una notifica della propria attività di produzione con metodo biologico (in riferimento al Regolamento Comunitario 2092/91) sia all’Assessorato regionale all’agricoltura che a un organismo di controllo autorizzato.

Si passa poi alla procedura di certificazione, che comprende sia l’azienda che le sue produzioni, e che autorizza la stampa dell’etichetta di ciascun prodotto. A tal proposito, trascorso un anno dalla notifica si parla di produzioni biologiche “da azienda in conversione”, e solo dopo il terzo anno si entra nel biologico vero e proprio. Questo per garantire al consumatore la qualità dei prodotti acquistati e la conformità a quanto previsto dalle leggi comunitarie.

Gli organismi di controllo delle aziende biologiche

Nel nostro paese vi sono specifici organismi di riferimento che si occupano delle certificazioni e dei controlli sulle produzioni biologiche. Pertanto è a questi soggetti che devono fare riferimento i produttori agricoli, le aziende del settore zootecnico e i preparatori alimentari che desiderano diventare un’azienda biologica. Ognuno degli organismi di controllo è riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali: elenchi completi sono disponibili sia sul sito web ministeriale che su altri portali (es. Coldiretti).

In seguito ai controlli che scaturiscono dalla domanda iniziale di certificazione biologica, gli organismi competenti si occuperanno con cadenza annuale di verificare se l’azienda che ha ottenuto questo riconoscimento continui ad operare in conformità del sistema, e che chi la dirige rispetti ognuno degli impegni che si è assunto.

Un rigido sistema di controlli, dunque, che tutela il consumatore in ognuno dei suoi acquisti: i cibi che oggi vengono venduti come biologici rispettano pienamente l’attuale normativa

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