Potatura del mandorlo

Potatura del mandorlo

Potatura del mandorlo

19 luglio 2012 6 commenti

Principi generali della potatura del mandorlo

Prima di descrivere i principi generali della potatura del mandorlo, è indispensabile accennare alle sue peculiarità di sviluppo e di crescita: solo conoscendole, infatti, si potrà intervenire in modo corretto. Di mandorlo esistono diverse varietà di interesse frutticolo, e le più diffuse nel nostro Paese sono le sottospecie:

  • Sativa
    presenta un seme dolce e un endocarpo (ovvero la porzione interna del frutto) duro e legnoso.
  • Fragilis
    anch’essa dal seme dolce, ma dall’endocarpo sottile.
  • Amara
    il seme presenta un caratteristico sapore amaro, dovuto alla presenza di un particolare composto chimico (glucoside) conosciuto come amigdalina.

Se lasciata libera di crescere, in natura, la pianta di mandorlo può raggiungere altezze di circa 5-10 metri ed è in grado di vivere diverse decine di anni essendo piuttosto longeva. I rami della pianta formano una chioma di forma globosa con rami che portano sia gemme a legno che a fiore. Solitamente queste gemme sono raggruppate in gruppi di 2 o 3, ma possono essere portate anche singolarmente sui rami.

Potatura del mandorlo

La fioritura del mandorlo è decisamente precoce e avviene all’inizio della primavera, ancor prima che sulla pianta compaiono le foglie. I fiori sono di colore bianco o leggermente tendente al rosato, e possono fare la loro comparsa anche a cavallo tra gennaio e febbraio nelle zone caratterizzate dal clima più mite. È importante ricordare che la fecondazione dei fiori del mandorlo avviene grazie agli insetti (è detta, quindi, entomofila), ma molte cultivar di questa pianta sono autosterili.

Per questo motivo, se si vogliono ottenere frutti dal proprio mandorlo è necessario piantumare diverse varietà di questo albero da frutto, ricordando inoltre che non tutte sono compatibili tra loro. Tra le varietà autofertili troviamo ad esempio Supernova, Genco, Filippo Ceo e Tuono, mentre quelle autosterili più diffuse sono Falsa Barese, Ferragnes e Fra Giulio. Altre varietà piuttosto diffuse nel nostro Paese sono Pizza d’Avola, Jordanolo, Ferraduel, Texas e Fascionello.

Il frutto del mandorlo è una drupa formata da un esocarpo (la “polpa”) carnoso, che al suo interno presenta un endocarpo di consistenza legnosa che a sua volta contiene la mandorla, che rappresenta il “vero” seme.

Il mandorlo è una pianta che può sopravvivere anche in climi temperati come ad esempio quelli dell’Italia settentrionale e di alcune zone del nord Europa, dove riesce ad adattarsi anche alle condizioni meno favorevoli. Si tratta però di una specie che teme fortemente le gelate, soprattutto quelle tardive.

Forma di allevamento e sesti d’impianto del mandorlo

La forma di allevamento più diffusa del mandorlo è quella in volume, dove cioè la chioma viene fatta crescere con una forma globosa. Il “vaso” è, in particolare, la tipologia più diffusa, nella quale vengono selezionate e fatte crescere quattro o cinque branche principali che si dipartono da un tronco di altezza variabile (solitamente un metro circa).

Nelle coltivazioni estensive, dove si pratica la raccolta di tipo meccanico, le piante di mandorlo vengono collocate ad una distanza di circa 4-5 metri l’una dall’altra, lasciando circa 5 o 6 metri tra una fila e l’altra. Simili distanze possono essere adottate anche per le coltivazioni “domestiche”, se si intendono far crescere mandorli di dimensioni abbastanza contenute.

Principi generali della potatura del mandorlo

La potatura del mandorlo, nella fase di allevamento, è abbastanza ridotta dal momento che nei primi anni di vita della pianta (improduttivi) gli interventi sono finalizzati al conferimento della forma di allevamento desiderata. Se correttamente eseguita, la potatura di allevamento consente di anticipare l’entrata in produzione del mandorlo.


La forma “a vaso”

Per allevare un mandorlo in volume, conferendo alla pianta la forma a vaso, bisogna partire da un astone vigoroso e in salute, cimandolo ad un’altezza di circa 50-60 centimetri dal suolo. Dopo aver lasciato crescere la pianta per l’intero anno, nella primavera successiva si selezionano 4 o 5 tra i rami più rigogliosi che si protendono verso l’esterno della chioma, spuntandoli a circa 30-40 centimetri dalla loro inserzione sul tronco.

Nell’anno successivo, dai nuovi germogli spuntati su queste branche si manterranno solo quelli esterni, in modo tale da conferire alla pianta una chioma dalla forma aperta. In seguito all’entrata in produzione vanno spuntati i rami eccessivamente vigorosi e i polloni.

La forma “a palmetta”

Questa forma di allevamento, a differenza della precedente, prevede uno sviluppo della chioma in due direzioni: verticale e laterale. La forma a palmetta è quella che, per intenderci, viene adottata quando le piante vengono coltivate in filari. Anche in questo caso si parte da un astone recidendolo a circa 80 centimetri dal suolo, e selezionandone solo tre branche principali (una a portamento verticale e due laterali, che verranno legate e fatte crescere lungo il filare).

Tutti gli altri rami vanno potati e sfoltiti, concentrandosi in particolare su quelli soprannumerari che si formano sulle branche. Si consiglia di legare i rami ai sostegni in modo tale da direzionarne la crescita nel modo voluto.

Nel corso dell’anno successivo, la branchetta verticale verrà accorciata selezionando altre due branche laterali vigorose in modo tale da creare il secondo livello di ramificazioni. Una volta terminata la fase di allevamento, nella forma a palmetta sono presenti un fusto principale e quattro branchette laterali disposte in due file.

Forma di crescita libera

Quando si intende coltivare per hobby un mandorlo nel proprio orto o giardino, la maggior parte delle persone opta per una forma libera della chioma, che ricalca quindi lo schema naturale di crescita della pianta.

Anche in questo caso è però opportuno intervenire con una potatura che nei primi periodi di vita della pianta formi un fusto alto circa 150-200 centimetri. Al di sopra del taglio vanno poi preservati 4 o 5 rami robusti da potare a circa 40 centimetri di lunghezza, sui quali a loro volta si formeranno altri germogli che conferiranno nel tempo alla pianta la sua forma definitiva.

Le potature successive dovranno concentrarsi sulla rimozione dei rami soprannumerari che ostacolano la penetrazione della luce e dell’aria nelle zone più interne della chioma, ed ovviamente sull’eliminazione delle propaggini disseccate o danneggiate.

La potatura del mandorlo di produzione

Il mandorlo tende a produrre ogni due anni, in una naturale alternanza, e la potatura di produzione consiste nella rimozione dei succhioni, nell’accorciamento dei rami più alti e nel bilanciamento della chioma che dovrebbe essere distribuita quanto più possibile omogeneamente. La fioritura e la successiva produzione, nel mandorlo, avvengono su rami di un anno pertanto queste propaggini devono essere mantenute in buono stato e in numero equilibrato.

Soprattutto nelle zone dell’Italia meridionale è possibile che le piante di mandorlo vengano attaccate da un coleottero buprestide, il Capnodis tenebrionis, che scava gallerie nel legno delle branche e del tronco. Le parti attaccate della pianta possono essere eventualmente rimosse con la potatura.

Un consiglio finale: quando il mandorlo viene potato, esso tende a produrre una certa quantità di gomma pertanto i tagli devono essere ridotti al minimo soprattutto sui rami di maggior diametro. Intorno al mese di febbraio-marzo è possibile applicare sui tagli di potatura appositi prodotti (mastici) ad azione cicatrizzante.

Per saperne di più sulla potatura del mandorlo


6 commenti già pubblicati

Aggiungiti alla conversazione
  1. #1 Fernando 8 agosto, 2015, 16:03

    Carissimo….
    vorrei sapere gentilmente il mandorlo
    a che distanza va piantato dal confine.
    Ho già consultato Internet.
    Grazie

  2. #2 Antonio 27 agosto, 2015, 10:04

    Ciao,
    se vuoi avere un agevole raccolta ti consiglio di non impiantare lungo i confini in quanto durante la scuotitura, parte del prodotto finiranno oltre confine facendoti fare più lavoro in proporzione al risultato. Inoltre ho notato che gli alberi messi nella parti marginali dei terreni risentono della minore lavorazione e di una minore concimazione.

    Ciao,

    Antonio

  3. #3 michele 11 settembre, 2015, 11:56

    salve volevo chiedere a qualche tecnico esperto in piantagione di alberi di mandorlo se è meglio piantare a distanza 4/5 mt cad. oppure posso piantare a distanza minima per colture intensiva, e quale sarebbe la differenza.
    Grazie michele.

  4. #4 Matteo 29 gennaio, 2016, 12:15

    Va benissimo. Ma non vedo consigli per una potatura di riforma quando si tratta di mandorli alti 5 metri e vecchi di vent’anni.

  5. #5 Flavio Colombo 12 marzo, 2016, 08:04

    Buongiorno, è sempre difficile trovare un’indicazione dul PERIODO preciso per potare. Siamo già metà marzo e abbiamo deciso di potare.Il ns. mandorlo ha 4 anni e non l’abbiamo mai toccato. Non c’era scritta la specie…ha dato una 20-na di frutti in tutto.Lo stiamo potando drasticamente.Non sappiamo se ridurre anche il ramo centrale, che è a ca. 6 mt.Anche con l’albicocco – lo stesso!Il cicatrizzante si mette subito o quando la ferita si asciuga? Grazie!!! Flavio

  6. #6 antonella 5 ottobre, 2016, 14:49

    Buon pomeriggio
    in giardino (collina 300m.- basso Piemonte) abbiamo un mandorlo che ha circa 5 anni. Purtroppo è cresciuto a dismisura, facendo partire dal tronco di circa 1 metro, altrettanti 4 o 5 rami ormai piuttosto grossi, di almeno un metro, sui quali si è poi sviluppata la chioma di diversi rami più sottili alti almeno 1 altro metro; tutto in verticale. Chiedo se è possibile riparare al danno, nonostante la pianta (sanissima, ma brutta) abbia già 5 anni e se si quando dobbiamo effettuare la potatura che vorrete suggerirci.
    Grazie

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