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Biodiversità agricola: guida completa

Mentre la natura tende spontaneamente verso la biodiversità, gli ecosistemi agricoli fanno della monocoltura il loro elemento distintivo. Eppure della diversità biologica possono giovare grandemente anche le moderne coltivazioni: scopriamo perché e come in questo approfondimento.

biodiversità agricola

Che cos’è la biodiversità agricola

Secondo la definizione coniata nel 1992 durante la Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo, la biodiversità altro non è che il grado di “variabilità degli organismi viventi, degli ecosistemi terrestri, acquatici e i complessi ecologici che essi costituiscono; (…) comprende la diversità intraspecifica, interspecifica e degli ecosistemi”.

Anche per quanto riguarda l’agricoltura la biodiversità può essere sia intraspecifica (ovvero tra varietà/cultivar della stessa specie) che interspecifica (tutte le specie coltivate e non presenti in un’area). Quest’ultima tende ad essere molto bassa nel caso dell’agricoltura intensiva, poiché si desidera che crescano solamente le specie destinate a generare un profitto economico. Tuttavia, come vedremo, la promozione della biodiversità agricola – o agro-biodiversità – è un fattore chiave per il mantenimento della salute degli ecosistemi e l’incremento della produttività.

L’importanza della biodiversità agricola

Catastrofi come la distruzione delle coltivazioni di patate irlandesi e di viti europee del diciannovesimo secolo, oppure le più recenti devastazioni di riso in India e caffè in Sudamerica degli anni ‘70, dimostrano quanto possano essere disastrosi gli effetti della scarsa biodiversità intraspecifica. Coltivare solo una varietà significa standardizzare i raccolti, ma anche esporli a gravissimi rischi: un parassita o un microorganismo patogeno potrebbero distruggerli completamente. Questo perché non esiste una variabilità genetica tale da garantire la presenza di organismi resistenti alla malattia, quindi la biodiversità nell’agricoltura moderna dovrebbe essere lo standard e non l’eccezione alla regola.

Oltretutto, anche la biodiversità agricola tra le diverse colture dovrebbe essere superiore: si calcola che circa l’80% del cibo che l’uomo consuma venga ricavato solamente da una ventina di specie. In un mondo sempre più popolato, dove vivono oltre sette miliardi di persone e nel quale il consumo di suolo appare un fenomeno inarrestabile, è importante che vengano promosse colture alternative che siano in grado di sfruttare anche i terreni meno favorevoli.

Biodiversità agricola non solo nei campi coltivati

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono gli agrosistemi coltivati con poche specie selezionate ad essere più “sani”, bensì quelli che supportano anche una ampia biodiversità estranea alle attività agricole. Ad esempio, dei campi contornati da siepi o zone naturali possono ospitare uccelli predatori che si cibano dei parassiti dei raccolti; analogamente, prati spontanei forniscono riparo ad insetti impollinatori che incrementano la produttività delle colture (es. frutteti).

Da non dimenticare sono poi i benefici in termini di chiarificazione delle acque, purificazione dell’aria e mantenimento della fertilità dei suoli legati alla presenza dei cosiddetti “corridoi ecologici” all’interno delle zone coltivate, che a loro volta ospitano una elevata biodiversità agricola: tutti questi servizi ecosistemici sono indispensabili per la nostra sopravvivenza.

A tal proposito l’importanza della diversità biologica è stata riconosciuta anche dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite, che ha dichiarato il periodo 2011-2020 come Decennio della Biodiversità.

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