Potatura del kaki

Con l’arrivo dell’inverno, fra nebbie e le prime gelate, sui rami di alcuni alberi delle nostre campagne compaiono frutti dal colore arancione intenso che rallegrano la vista e allietano il palato: i kaki. Prodotti dall’omonimo albero, questi frutti ‘di nicchia’ sono gustosi e nutrienti, e ideali per il consumo fresco. Chi possiede un albero di kaki in giardino o nell’orto potrà scoprire in questa guida come potarlo correttamente, al fine di ottenere anno dopo anno buone quantità di frutti, mantenendo sempre in perfetta salute la pianta.

Potatura del kaki

Il nome scientifico di questa pianta da frutto, conosciuta anche con il nome di diospiro e appartenente alla famiglia delle Ebenacee, è Diospyros kaki. Le origini di questa specie vanno ricercate nella lontana Asia e in particolare in Cina e Giappone, dove si ritiene che il kaki sia una delle piante di più antica coltivazione.

Sin dall’epoca romana il kaki si diffuse anche in Europa – negli scritti di Plinio il Vecchio si legge che esistevano alberi nei pressi di importanti templi capitolini – ma soprattutto durante il XIX secolo la diffusione di questa pianta crebbe in modo esponenziale. Già nel secolo successivo, tuttavia, la coltivazione del kaki subì un tracollo a causa della perdita di interesse economico per i suoi frutti e di gravi infestazioni di parassiti (mosche della frutta).

Oggi la coltivazione del kaki è tornata a crescere, anche se su scala non certo paragonabile a quella delle colture da frutto più diffuse. In Italia le principali coltivazioni intensive di kaki a scopi commerciali si trovano in Emilia Romagna, Campania e Sicilia, ma gli appassionati di frutticoltura che possiedono un kaki sono presenti in tutto il paese, da nord a sud.

La fioritura del kaki avviene nel mese di maggio, mentre la maturazione dei frutti è generalmente compresa tra i mesi di ottobre e dicembre. Man mano ci si sposta verso sud, entrambi gli eventi sono sempre più anticipati.

Le caratteristiche del kaki

Il kaki è una pianta davvero spartana, che per via delle sue ridotte esigenze in termini di dotazione di nutrienti e caratteristiche del terreno è possibile coltivare coniugando il minimo sforzo con la massima resa. Anche per quanto riguarda i range di temperatura non vi sono particolari problemi: il kaki può crescere in tutta Italia, ed è in grado di sopportare anche i freddi più intensi (-15/-20°C). L’unica cosa che questa pianta non tollera sono i terreni mal drenati, e i climi eccessivamente caldo-umidi.

Il fusto del kaki è dritto e ricoperto da una corteccia scura, l’apparato radicale è piuttosto esile e anche i suoi rami sono piuttosto deboli e pertanto facilmente soggetti alla rottura. Per questo motivo, come vedremo in seguito, la potatura deve tener conto di questa fragilità intrinseca.

Sulla pianta del kaki vi sono tre diverse tipologie di rami:

  • Rami a legno: portano gemme a legno (che determinano la formazione di nuovi rami) e sono caratterizzati da una notevole lunghezza.
  • Rami misti: su di essi sono presenti sia gemme miste (dalle quali si originano foglie, rami e fiori) che gemme a legno.
  • Birindilli: piuttosto corti, portano soprattutto gemme miste.

Nel kaki i frutti sono portati dai rami dell’anno, pertanto bisogna tener conto di questa peculiarità quando si deve intervenire con la potatura.

Come si fa la potatura del kaki

Gli interventi di potatura di produzione devono essere condotti con due finalità: da una parte mantenere una forma ordinata della chioma, e dall’altra garantire una buona fruttificazione nel corso del tempo. Per effettuare la potatura è bene attendere la fine dell’inverno, quando i pericoli di gelate sono ormai scongiurati, ma prima che la pianta riprenda la sua attività vegetativa.

I rami da frutto del kaki devono essere rinnovati ogni anno, evitando però di potare in maniera indiscriminata la pianta dal momento che, all’aumentare della chioma rimossa, cresce anche il numero di polloni prodotti. I polloni sono rami che si originano ex novo a partire dalla base del tronco, e che devono essere eliminati perché sottraggono alla pianta preziose energie senza tuttavia produrre alcun frutto.

Dagli esemplari di kaki devono essere potati tutti i rami secchi, danneggiati dalle intemperie o deboli, ed anche quelli che si sovrappongono l’uno all’altro. La chioma infatti deve essere ariosa e lasciar filtrare al suo interno adeguate quantità di luce.

Si inizia poi con lo sfoltimento vero e proprio della vegetazione, ed in particolar modo con la potatura degli apici dei rami: essendo molto fragili, infatti, essi potrebbero spezzarsi a causa del carico eccessivo di frutti.

Nel complesso, dunque, la potatura del kaki è un’operazione piuttosto semplice da eseguire anche se non si possiedono particolari competenza agronomiche, poiché riguarda principalmente la conservazione della forma complessiva della pianta.

Analogamente a quanto avviene per altri alberi da frutto, è necessario impiegare attrezzi da potatura affilati e sterilizzati, che evitino la formazione di strappi alla corteccia del kaki. Per favorire i processi di cicatrizzazione è inoltre possibile applicare dell’apposito mastice da potature sui tagli più grossi.

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